08 Feb 2026
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La sicurezza non è un prodotto è un’abitudine.

Phishing e 2FA: perché gli account vengono compromessi senza alcun bug

La sicurezza digitale è sempre più centrale nella vita professionale e personale. Eppure, nonostante strumenti avanzati come la 2FA (autenticazione a due fattori), gli attacchi informatici continuano a mietere vittime. Titoli allarmistici e discussioni online parlano spesso di “bypass della 2FA”, lasciando intendere che i sistemi di autenticazione siano stati violati tramite bug o vulnerabilità tecniche.

La realtà, però, è molto diversa.

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli account non vengono violati per colpa di una falla informatica, ma perché l’utente è stato manipolato. Il vero punto debole non è il software, ma il fattore umano.


Il falso mito del “bypass” della 2FA: quando l’utente diventa la porta d’accesso

Email ben costruite, notifiche apparentemente legittime, richieste di approvazione arrivate in momenti strategici, telefonate che imitano l’assistenza tecnica: non si tratta di attacchi che “aggirano” la tecnologia, bensì di attacchi che manipolano la persona.

La 2FA non è stata “rotta”:
è stata l’utente ad autorizzare involontariamente l’accesso dell’attaccante.

La tecnologia ha funzionato esattamente come previsto: è stato il comportamento umano, guidato da fiducia, fretta o distrazione, a trasformare una misura di sicurezza efficace in una falsa sensazione di protezione assoluta.


Perché il phishing resta il metodo più efficace nei cyber‑attacchi

Il phishing non sfrutta debolezze tecniche: sfrutta debolezze umane.

I criminali costruiscono messaggi che imitano perfettamente comunicazioni provenienti da:

  • banche
  • servizi cloud (Google, Microsoft, Apple…)
  • social network
  • piattaforme aziendali

e inducono la vittima a:

  • cliccare link malevoli;
  • inserire credenziali in siti fasulli;
  • scaricare allegati infetti;
  • fornire codici di autenticazione 2FA.

Più il messaggio è curato, più la trappola funziona: layout identici a quelli ufficiali, testi perfetti, informazioni personali reperite online, URL contraffatti con variazioni minime (typosquatting).


Come i criminali inducono l’utente all’errore

Ecco i principali meccanismi psicologici usati negli attacchi moderni:

1. Impersonificazione di brand noti

I messaggi sembrano provenire da Google, Microsoft, Apple.
L’utente riconosce il brand → abbassa la guardia → cade nel tranello.

2. Creazione di urgenza

“Il tuo account verrà bloccato entro 24 ore!”
La fretta fa dimenticare i controlli minimi: chi invia l’email? L’URL è legittimo?

3. Spear‑phishing personalizzato

L’email contiene nome, ruolo, azienda, informazioni pubbliche: tutto appare credibile.

4. Link e allegati mascherati

Il testo del link può sembrare autentico, ma puntare a un dominio malevolo.
Un allegato PDF può contenere malware o script.


Come riconoscere un dominio fraudolento

Chi non ha familiarità con la struttura di un URL può essere tratto facilmente in inganno.

Regola d’oro:
👉 i nomi di dominio vanno letti da destra verso sinistra – quello che conta è il dominio principale, non ciò che lo precede.


Phishing in tempo reale: quando l’attacco avviene mentre ti stai autenticando

Le minacce moderne includono tecniche come:

Adversary-in-the-Middle (AiTM) o Browser-in-the-Middle (BitM)

Un sito fasullo “ponte” intercetta:

  • credenziali
  • token di sessione
  • cookie

L’attaccante ottiene così accesso diretto, ignorando di fatto password e 2FA.
Non perché le abbia violate, ma perché ha rubato la sessione già autenticata.


2FA fatigue / Push bombing

Se l’attaccante conosce la password può inviare decine di richieste 2FA.
La vittima, stressata dalle notifiche, finisce per premere “Approva”.

Microsoft e CISA hanno documentato estesamente questa tecnica, sempre più diffusa.


La 2FA non è uno scudo universale: ecco perché

La 2FA protegge l’atto di autenticazione, non il contesto.
Se l’utente:

  • approva una richiesta MFA non richiesta,
  • si autentica su un sito falso,
  • segue le indicazioni di un finto operatore,
  • inserisce codici su richiesta di un truffatore,

allora la 2FA ha funzionato…
ma a vantaggio dell’attaccante.


Come difendersi davvero: serve consapevolezza, non solo tecnologia

La tecnologia aiuta, ma non basta.
La vera differenza la fa la consapevolezza dell’utente.

Allenare l’occhio critico

Esercitarsi con strumenti come il Phishing Quiz di Google consente di:

  • riconoscere schemi tipici delle truffe;
  • abituarsi a leggere gli URL con attenzione;
  • individuare anomalie anche minime;
  • imparare a non agire d’impulso.

Controllare sempre l’origine delle email

Esaminare gli header (“Mostra originale” su Gmail, CTRL+U in molti client) può rivelare:

  • server sospetti
  • redirezioni anomale
  • mittenti ingannevoli

Conclusione: la sicurezza non è solo tecnologia

La 2FA resta una difesa fondamentale e riduce enormemente i rischi.
Ma non può – da sola – contrastare attacchi costruiti per manipolare il comportamento umano.

Oggi il vero campo di battaglia non è più il codice, ma la psicologia.

L’unica protezione efficace combina:

  • tecnologie adeguate
  • formazione continua
  • consapevolezza quotidiana

La sicurezza non è un prodotto: è un’abitudine.

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