GDPR: sanzioni per 2,92 miliardi di euro

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Dal 28 gennaio 2022 le sanzioni emesse dal GDPR hanno sono aumentate del 168% rispetto al 2021.

Il 2022 ha registrato un nuovo record in merito alle sanzioni emesse ai sensi del GDPR e delle notifiche di data breach a livello europeo: dal 28 gennaio 2022 hanno raggiunto complessivamente i 2,92 miliardi di euro, con un aumento del 168% rispetto all’anno precedente.

Questi dati emergono dal report annuale “GDPR fines and data breach survey: January 2023”, pubblicato dallo studio legale internazionale DLA Piper. Il documento mette in evidenza che le sanzioni più elevate sono quelle comminate a Meta Platforms Ireland Ltd., a dimostrazione del fatto che i social media, a causa dell’ampio trattamento in materia dei dati personali, sono stati oggetto di una particolare attenzione da parte delle autorità di regolamentazione.

Molte delle sanzioni inflitte riguardano la profilazione del comportamento degli utenti e la possibilità di utilizzare la base giuridica della “necessità contrattuale” per legittimare la raccolta in modo massivo di dati personali. Mentre il DPC irlandese aveva inizialmente confermato questa possibilità, lo European Data Protection Board ha invece manifestato un orientamento diverso.

Diminuzione dei data breach

L’indagine rivela anche che il volume totale dei data breach notificati è leggermente diminuito rispetto all’anno precedente. Il totale medio giornaliero si è infatti ridotto da 328 notifiche a 300.

Questo avviene probabilmente perché i soggetti coinvolti stanno diventando più cauti nel notificare i data breach alle autorità privacy per paura di sanzioni, richieste di risarcimento e indagini.

Il ruolo dei dati per addestrare l’intelligenza artificiale

Oltre al rapporto tra l’utilizzo dei dati personali in relazione alla pubblicità e ai social media, nel report viene messa in luce una crescente attenzione per l’Intelligenza Artificiale. Quest’anno, in particolare, sono state condotte diverse indagini sulla società di riconoscimento facciale Clearview AI a seguito di numerose denunce da parte di organizzazioni per i diritti digitali, con l’emissione di diverse sanzioni.

Poiché l’intelligenza artificiale e le piattaforme di apprendimento automatico sono sempre più diffuse, il report prevede un rapido aumento delle indagini e della normativa, con particolare attenzione sia ai fornitori che agli utenti dell’IA.

Trasferimento internazionale di dati

Infine, l’indagine riporta anche alcune decisioni degne di nota prese dalle autorità privacy in merito all’applicazione dei requisiti del GDPR Schrems II e del Capitolo V a specifici trasferimenti internazionali di dati personali.

Non è possibile difatti adottare un approccio basato sul rischio quando si valutano i trasferimenti di dati personali verso Paesi terzi, sostenendo che questi sono assolutamente vietati se la mera possibilità di accesso da parte di governi esteri dà luogo ad un qualsiasi rischio di danno.

Come essere compliant al GDPR ed evitare sanzioni

A fronte del nuovo Regolamento UE 679/2016, le aziende sono dunque obbligate a introdurre una serie di misure specifiche, soprattutto per non incorrere nelle pesanti sanzioni previste.

Protezione dei dati

Le aziende devono saper dimostrare, attraverso una documentazione specifica, di aver fatto tutto ciò che è nelle loro possibilità per proteggere i dati personali acquisiti. Sono inoltre chiamate a preservare questi dati personali dalla modifica fortuita o illecita o dalla perdita, dalla distruzione e dalle divulgazioni o dagli accessi non autorizzati.

Per questo è importante monitorare il sistema delle protezioni regolarmente, in modo da individuare eventuali violazioni (interne o esterne) ed effettuare comunicazioni tempestive alle autorità e ai soggetti interessati.

Utilizzo dei dati

Tutte le organizzazioni devono utilizzare i dati personali in modo corretto, lecito e trasparente, dimostrando anche di aver ricevuto un consenso esplicito per tutti i trattamenti effettuati.

È necessario inoltre disporre di misure di data governance che includano la continua valutazione del rischio e la predisposizione di una documentazione dettagliata.

Conoscenza dei dati

L’azienda deve avere infine una chiara conoscenza di quali siano i trattamenti effettuati e le categorie di dati gestiti, come vengono trattati e protetti, dove siano localizzati e chi è autorizzato a trattare i dati personali.

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Cryptolocker: Bitdefender pubblica un tool gratuito per MegaCortex

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Il noto brand di antivirus e VPN Bitdefender ha rilasciato recentemente uno strumento gratuito per decrittografare i file bloccati dal ransomware noto come MegaCortex.

Cos’è Megacortex

Si tratta di un malware scoperto a maggio 2019 che utilizzava componenti sia automatizzate che manuali per infettare il maggior numero possibile di vittime. Questo ransomware prende maggiormente di mira le aziende piuttosto che dai singoli utenti e potrebbe sfruttare reti già compromesse in un precedente attacco.

Da novembre 2019 i cybercriminali dietro MegaCortex hanno iniziato ad implementare tattiche di estorsione doppia, arrivando a chiedere alle proprie vittime fino a svariati milioni di dollari in cambio dello strumento di sblocco.

La situazione non è passata inosservata, tanto che l’FBI ha diramato un avviso a dicembre 2019 circa la presenza di campagne ransomware basate su MegaCortex. All’interno della stessa rete erano presenti altri malware come Qbot ed Emotet.

Il tool di Bitdefenderper il ripristino dei dati

Bitdefender ha realizzato e rilasciato gratuitamente il decryptor per MegaCortex in collaborazione con l’Europol e alla Procura di Zurigo, la Polizia svizzera e i ricercatori del progetto NoMoreRansom, organizzazione no profit che da anni si impegna ad aiutare le vittime di attacchi ransomware per il recupero dei dati.

Il tool è disponibile all’indirizzo www.nomoreransom.org ed è stato realizzato partendo da alcune chiavi private provenienti da attacchi ransomware. Queste permettono alle vittime di ripristinare i dati bloccati da MegaCortex senza dover pagare alcun riscatto.

Come emerso da alcuni studi, pagare il riscatto non garantisce sempre il recupero di tutti i dati colpiti da un attacco ransomware. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi immediatamente ad esperti nel settore o a organizzazioni come NoMoreRansom, che molto spesso riescono a intervenire in modo risolutivo, grazie al supporto di aziende e ricercatori di sicurezza di tutto il settore.

Cos’è un Cryptolocker

Un cryptolocker è una minaccia malware che ha acquisito parecchia notorietà negli ultimi anni. Una volta avviato, questo infetta il computer e cerca i file da crittografare. Ciò include qualsiasi dato presente sui dischi rigidi e tutti i media collegati, ad esempio USB o qualsiasi unità di rete condivisa.

Inoltre, il malware cerca file e cartelle archiviati nel cloud. Una volta infettato il pc, i file vengono bloccati utilizzando la cosiddetta crittografia asimmetrica.

Questo metodo si basa su due chiavi, una pubblica e una privata. Gli hacker crittografano i dati utilizzando la chiave pubblica, ma questi possono essere decrittografati solo utilizzando la chiave privata univoca in loro possesso.

Metodi di infezione

Il metodo più comune avviene tramite e-mail con allegati sconosciuti. Sebbene gli allegati sembrino spesso file .doc o .pdf, in realtà contengono una doppia estensione: un eseguibile nascosto (.exe). Una volta aperto, l’allegato crea una finestra e attiva un downloader, che infetta il computer.

Poiché il programma è un Trojan, non può auto-replicarsi: deve infatti essere scaricato per poter infettare il pc. Oltre agli allegati e-mail dannosi, questo malware può provenire anche da siti Web che richiedono di scaricare dei plug-in. Quando tutti i file vengono crittografati, si visualizza un avviso che indica che il computer è stato infettato e viene mostrato un conto alla rovescia. Una volta terminato, i dati saranno distrutti.

Se da una parte molti programmi antivirus riescono a rimuovere questo Trojan, dall’altra però non sono in grado di decrittografare i dati, che possono essere sbloccati solo dietro un pagamento in bitcoin.

Come proteggersi dai cryptolocker

La protezione da questo ransomware inizia da un utilizzo sicuro di Internet: non aprire alcun allegato da indirizzi e-mail sconosciuti, anche se affermano di provenire dalla banca o dal posto di lavoro, e non scaricare file da un sito web sconosciuto.

Creando sempre un backup fisico separato dei file critici, eseguendo regolarmente scansioni antivirus ed evitando allegati potenzialmente dannosi, si può però ridurre al minimo la possibilità di infezione.

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Windows 7 e 8: fine del supporto definitivo a Gennaio 2023

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Microsoft non rilascerà più aggiornamenti su Windows 7 e ha stabilito la fine del supporto per Windows 8/8.1 a partire dal 10 gennaio 2023. Ad inizio anno verrà anche rilasciata l’ultima versione di Edge per i due sistemi operativi.

Il mese di Gennaio 2023 sarà un mese ricco di novità per Microsoft. Da un lato Windows 7 e Windows 8 per le aziende smetteranno di ricevere aggiornamenti di sicurezza, dall’altro terminerà il supporto a Microsoft Edge, versione che ha introdotto il nuovo browser di Microsoft su OS differenti da Windows 10 e Windows 11.

Windows 7, 8 e 8.1, supporto al termine

Microsoft ha di recente annunciato che rilascerà Microsoft Edge v109 il 12 gennaio 2023, insieme a WebView2 Runtime v109. Queste saranno le ultime versioni dei software preinstallati su Windows 7 e Windows 8/8.1 e continueranno a funzionare sui due sistemi operativi, anche se non riceveranno più feature, inclusi gli aggiornamenti di sicurezza o i bug fix.

Microsoft Edge v109 sarà anche l’ultima versione supportata del browser su Windows Server 2008 v2, 2012 e 2012 R2.

A partire dalla versione 1.0.1519.0, WebView2 SDK, inoltre, non supporterà più Windows 7 e Windows 8/8.1.

Edge basato su Chromium

Con Windows 10 è arrivato un browser basato su EdgeHTML, realizzato dagli stessi sviluppatori di Redmond. Un passo avanti importante in termini di prestazioni rispetto all’ormai dismesso Internet Explorer.

Per questo motivo Microsoft, soprattutto nei sistemi operativi più datati, ha implementato una versione di Edge basata su Chromium, web browser open source. Questa permette di usare le estensioni che usano gli altri browser basati sul software open source (il più utilizzato è Google Chrome).

Ha rappresentato un enorme passo in avanti rispetto al browser originale, introducendo il supporto a diversi sistemi operativi, fra cui Windows 7 e Windows 8/8.1.

Windows 7: fine del supporto esteso

Il supporto su Windows 7 è terminato il 14 gennaio 2020. L’assistenza tecnica e gli aggiornamenti software di Windows Update, che permettono di proteggere il PC, non sono più disponibili a partire da quella data.

Tuttavia, considerando la sua popolarità fra le aziende, Microsoft ha deciso di offrire tre anni di supporto aggiuntivo a pagamento (attraverso il programma Windows 7 Extended Security Update ESU) per questo sistema operativo.

Questo supporto esteso sta però per giungere al termine, così come Edge non verrà più aggiornato sui vecchi sistemi operativi. Il browser continuerà a funzionare su Windows 11 e versioni successive di Windows 10, nonché sulle versioni supportate di macOS, Linux, Android e iOS.

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